Giovani e Lavoro Povero: La “Trappola” Contributiva che Ipoteca il FuturoGiovani e Lavoro Povero: La “Trappola” Contributiva che Ipoteca il FuturoGiovani e Lavoro Povero: La “Trappola” Contributiva che Ipoteca il FuturoGiovani e Lavoro Povero: La “Trappola” Contributiva che Ipoteca il Futuro
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Stipendi 2026: la rivoluzione delle tasse
9 Gennaio 2026

Giovani e Lavoro Povero: La “Trappola” Contributiva che Ipoteca il Futuro

16 Gennaio 2026

L’ultimo rapporto basato sui dati INPS (analizzati anche dalla Cgil) scatta una fotografia impietosa del mercato del lavoro italiano: per le nuove generazioni, il “lavoro povero” non è più una fase transitoria, ma una condizione strutturale che rischia di trasformarsi in una vecchiaia di indigenza.

I numeri della crisi salariale

Il divario generazionale in Italia ha raggiunto livelli d’allarme. I dati mostrano che:

  • Operai under 35: guadagnano in media meno di 14.000 euro lordi l’anno.
  • Impiegati giovani: non raggiungono la soglia dei 22.000 euro.
  • Il gap: a parità di mansioni, un giovane guadagna circa il 40% in meno rispetto a un collega over 35. Questa svalutazione del lavoro giovanile preclude ogni possibilità di autonomia finanziaria e stabilizzazione.

Dalla precarietà oggi alla “pensione da fame” domani

Il sistema contributivo attuale trasforma direttamente i bassi salari di oggi in pensioni insufficienti domani. La combinazione di carriere frammentate, contratti brevi e part-time involontario sta creando una vera e propria “bolla contributiva”. Secondo le proiezioni, i requisiti per andare in pensione continueranno a salire a causa dell’adeguamento all’aspettativa di vita: entro il 2035 si rischia di dover raggiungere oltre 46 anni di contributi. Per chi entra tardi nel mercato del lavoro o subisce periodi di inattività, la pensione diventa un “miraggio statistico”.

Il nodo delle tutele e della politica

L’analisi sottolinea come circa 5,1 milioni di dipendenti privati (il 29% del totale) non riescano a maturare un anno intero di contributi a causa di contratti precari o salari troppo bassi. Le critiche si rivolgono anche alle attuali politiche economiche:

  • Gli sgravi contributivi alle imprese non si traducono in aumenti salariali per i lavoratori.
  • Manca un intervento strutturale sulla precarietà che permetta ai giovani di costruire un montante contributivo solido.
  • Il rischio concreto è quello di istituzionalizzare una generazione di “lavoratori poveri” destinati a diventare “pensionati poveri”, pesando in futuro sul sistema di assistenza sociale dello Stato.

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